Zurawski: destinazione Sanremo!

Quando leggerete queste righe, le luci della ribalta si saranno già spente. Gli artisti avranno già lasciato il famoso palco dell’Ariston, lanciandosi nella non meno sostanziosa “corsa” alla conquista del pubblico, al successo nell’universo del mercato discografico.

Ma non si sarà esaurita l’inevitabile scia di polemiche, indicazioni, suggestioni, che l’evento avrà sollevato intorno a sé: pronostici rispettati o meno, vincitori annunciati o inaspettati, eccellenti “trombati”, voci nuove rivelate alle grandi platee…

Già, perché – come recita un fortunatissimo ed ineccepibile slogan di qualche tempo fa – “Sanremo è Sanremo!”. Da cinquantatre anni, la storia della Musica italiana – ma anche della televisione, del costume e, perché no, della società italiana – vede nel “Festival della Canzone” uno dei suoi punti di riferimento più noti e seguiti.
Un appuntamento sempre sotto i riflettori, che segnala nomi, colora speranze, influenza (o determina) carriere. Qualche nome, tanto per esemplificare, rispetto alle ultime stagioni? Ramazzotti, Pausini, Bocelli, Giorgia, Alexia…
Poi, la strada è comunque lunga, densa di insidie. Quanti nomi promettenti non hanno dato seguìto ad una canzone fortunata? Quanti volti segnalati dal Festival hanno dominato per una stagione solo effimera, ritornando nell’ombra?  Ma tutto ciò non sminuisce in alcun modo l’importanza di questo avvenimento, che alle soglie della primavera accentra su di sé le attenzioni di discografici e pubblico, anche grazie a “battage” pubblicitario martellante, che monopolizza gli spazi dei mass media per intere settimane.
Ebbene, quest’anno anche la Coverd è stata … indirettamente presente a Sanremo.
Questo “speciale” è, infatti, dedicato alla sala prove realizzata per un gruppo emergente, capace di guadagnarsi l’accesso al prestigioso palco sanremese, per esibirsi nella sezione “Giovani”.
Una band dal nome di grande impatto, Zurawski, che affonda le proprie radici nella lontana Lituania, terra originaria del nonno dei due fratelli leaders della formazione.
La loro è una storia particolare, che abbiamo appreso direttamente nel “quartier generale” milanese del quintetto, lo “Zeta point” di via delle Forze Armate 13, dalla viva voce del responsabile marketing, Stefano Galbiati.
“La vicenda della band parte da lontano ed è nel segno del cosmopolitismo, il risultato di anni di esperienze maturate a varie latitudini, in diversi angoli del pianeta: i due fratelli sono stati per una decina di anni capi animatori dei “Viaggi del Ventaglio”, un mestiere che ha consentito loro di maturare ed esprimere professionalità, spessore musicale e spiccate doti di intrattenimento.
Finchè, in maniera abbastanza casuale, l’avventura ha preso forma nella magica cornice di una spiaggia brasiliana!”

“Siamo nel 1997 – prosegue Galbiati – . Andrea Zurawski (oggi trentenne, leader vocal e chitarra) si trova in Brasile per l’inaugurazione di una struttura turistica, che seguirà fino all’aprile dell’anno successivo. Concluso l’impegno lavorativo, rimane per le vacanze nel Paese ‘carioca’: trova contatti per lavorare in una casa discografica di San Paolo e suona in vari locali di Màceio, la città che lo ospita. Durante un incontro di musicisti in un bar sulla spiaggia, conosce Alexandre Hartmann (oggi 32 anni, tastiere), brasiliano di San Paolo, diplomato alla Libera Università di Musica di Rio de Janeiro: non lo avete visto a Sanremo, proprio perché, non essendo italiano, non ha potuto partecipare.
Durante la serata, i due suonano insieme, unicamente accomunati dalla passione per la musica, ma capiscono di avere molte affinità artistiche e decidono di dar vita a una prima formazione, “Insert coins”, con la quale iniziano il loro progetto musicale.
Nel gennaio del ’99 viene chiamato dall’Italia anche il fratello di Andrea, Matteo (oggi trentunenne), chitarrista di grande talento, per contribuire alla realizzazione di alcuni importanti progetti: basti citare l’apertura dei concerti dei più grandi artisti rock brasiliani, all’interno del programma “Musica Pro Brasil”.
Il che significa salire su un palco davanti a una media di 15mila persone per spettacolo! Il gruppo ‘gira’ bene, si fa notare dalla stampa locale e si ‘tuffa’ in una nuova, stimolante esperienza: la sala di registrazione. Tra aprile e giugno, proprio a San Paolo, in quel “Randall Estudio” in cui Andrea e Alexandre avevano a lungo lavorato insieme, nasce “Living in vain”, che si avvale della preziosa collaborazione di molti artisti brasiliani.
Alla fine di agosto i fratelli Zurawski rientrano in Italia, seguiti a dicembre da Alexandre. Pur potendo vantare un cd già prodotto, decidono di ripartire da una nuova esperienza, dando un nuovo nome al gruppo e coinvolgendo altri due musicisti, provenienti da importanti scuole ed esperienze: Giampaolo Cassani (oggi ventisettenne, batteria e cori), diplomato alla “Nuova Accademia di Musica”, per anni allievo di Tullio De Piscopo e Carlo Andreo, bassista, oggi ventiquattrenne, session man di giovane età ma di grande esperienza musicale. Particolare curioso: anche l’incontro con Carlo è stato del tutto fortuito, in un pub di Monza”.
Completato l’organico – ci spiega la nostra guida – la formazione si è sottoposta a un duro lavoro, maturando varie esperienze e cominciando a preparare un nuovo disco, proprio qui, allo “Zeta Point Studio”.
Poi, nel settembre scorso, ecco la grande occasione: le selezioni per “Destinazione Sanremo”, l’appuntamento creato e guidato da Pippo Baudo  e Claudio Cecchetto. Durante le tre puntate, andate in onda su RaiDue, “Zurawski” si sono classificati rispettivamente quinti, quarti e secondi, garantendosi il ‘passaggio’ alla Sezione Giovani del Festival di Sanremo 2003”.
Quando questo numero di Audiodinamika vedrà la luce, molti di voi li avranno già visti all’opera, magari canticchieranno la loro canzone …
Li avranno probabilmente riconosciuti in un video in programma entro aprile, oppure ascoltati in concerto, dato che per l’estate, è previsto un vero e proprio “tour” in tutta Italia. Saranno i primi passi di una lunga e feconda carriera?  “Ai posteri l’ardua sentenza…”

La Musica è un patrimonio naturale dei giovani. Suonare uno strumento, mettere insieme un gruppo, atteggiarsi come la rockstar del cuore, esibirsi in concerto, magari creando proprie canzoni … addirittura fino al successo!
Sono alcune delle possibili tappe di una “carriera” che molti sognano e pochi riescono a realizzare. Ma per “fare musica”, a qualsiasi livello, sono necessari passione, preparazione … ed un luogo adeguato per provare. Che spesso non si trova o non è esattamente l’ideale.
Quando poi si comincia a respirare a una certa “quota”, quando si intravvede la possibilità concreta di compiere il grande salto, quando si comincia a ragionare in termini di incisioni e vendite, una sala attrezzata con tutti i crismi diventa una necessità.
E quando vi si approda essa rappresenta il sogno che si dischiude, il porto di quiete, il luogo di delizie. Un posto dove anche la fatica quotidiana, fatta magari di mesi e mesi di prove, diventa più facile da sopportare.

Se poi disponi di una sala tua, eccola divenire il centro nevralgico, il cuore creativo pulsante, lo spazio vitale che non conosce orari e vincoli, l’angolo di mondo in cui dare forma concreta alla tua ispirazione, senza risparmio o soste…

Così è stato anche per “Zurawski”, come testimonia ancora Stefano Galbiati.
“Anzitutto – esordisce – la sala prove è parte di un progetto più ampio, quello della “Zeta point”, società di servizi attiva nel settore dello spettacolo e dell’intrattenimento in varie direzioni: convention, viaggi, eventi, fiere, progetti creativi, servizi logistici, ecc..
All’interno di questo itinerario, si inserisce il percorso dei fratelli Zurawski e della band : proprio per valorizzare e mettere a frutto l’esperienza e la professionalità da loro acquisite in tanti anni in campo musicale, nell’aprile dello scorso anno, è stato aperto lo “Zeta Point Studio”, qui a Milano.
In effetti, accanto a lavori di altro genere per la società, tipo stacchetti musicali e gingles per eventi vari, compresa la realizzazione di un cd per la presentazione di un profumo di Roberto Cavalli, lo studio è stato finora utilizzato soprattutto in funzione del gruppo”.

Qui, dal giugno scorso, è stata curata la prima fase dell’opera prima del quintetto, intitolata appunto “Zurawski”, vale a dire la pre – produzione. I 14 brani sono poi passati negli studi dei due produttori, due nomi del calibro di Vince Tempera e Maurizio Martellini, per concludere il proprio iter addirittura nei mitici studi di “Abbey road”, quelli dei Beatles per intenderci. Il cd è presente sul mercato dalla metà di marzo per i tipi della Sony.  Qual è il sound proposto?
“Non è facile ingabbiare in una formula la musica di “Zurawski”: direi che vi si mescolano varie influenze, Rock, Blues, Rap,
R&B, per un ‘cocktail’ che i cinque protagonisti amano descrivere semplicemente come ‘Pop-Rock’.”
Vista la sua centralità all’interno di questo percorso, la sala prove ha ovviamente ricevuto cure e attenzioni speciali: “Anzitutto – prosegue Galbiati, guidandoci alla scoperta dello studio – la struttura è particolare ed elegante, raccolta in pareti squadrate, con parquet scuro e pannelli blu, a quadri rettangolari, capaci di garantire ai musicisti tutta la concentrazione, la tranquillità, la serenità necessarie in questo spazio. Soluzioni ad hoc e di classe sono state trovate anche per il laboratorio creativo, caratterizzato da colori solari, parquet e controsoffittature con materiale grigliato, ideale per contenere, occultandoli alla vista, tutti gli impianti tecnologici.  Ovviamente, i materiali in sughero utilizzati dalla Coverd hanno garantito e garantiscono una risposta di prim’ordine ai fondamentali requisiti di fonoisolamento e assorbimento dei suoni, assolutamente essenziali in un ambiente di questo genere”.
Un ideale “mix” di tecnica ed estetica che apprezziamo “dal vivo” mentre ci muoviamo tra mixer digitali, ampli, registratori tracce Dat, minidisc, spettri multieffetto, collegamenti al computer e ogni altra ‘perla’ tecnologia, che ci viene illustrata dal responsabile tecnico, Fabrizio Clara.
Con un paio di annotazioni finali, cui Galbiati tiene in maniera particolare.
“L’operato Coverd va elogiato non solo per la competenza dimostrata e per la bontà dei prodotti utilizzati, ma anche per altri due aspetti, non sempre consueti.
In primo luogo, la tempestività: avevamo bisogno di una realizzazione rapida, entro 60 giorni, e la scadenza è stata pienamente rispettata. Infine, il rapporto è stato proficuo non solo da un punto di vista professionale, ma anche da quello umano, tanto con i responsabili quanto con tutte le maestranze.
Si è creata una bella atmosfera, che ricordo ancora con piacere”.

Angelo Verderio