La correzione acustica degli ambienti polifunzionali

Palestre trasformabili in sale congressi e teatri, o centri sportivo-ricreativi con tanti ambienti a diversa destinazione d’uso: è possibile raggiungere il migliore comfort acustico ed estetico con materiali sani e naturali

Tutti gli impianti sportivi coperti sono progettati intorno a un grande ambiente centrale chiamato genericamente palestra, all’interno del quale si svolgono molteplici attività.

Le più comuni sono quelle legate all’insegnamento delle discipline sportive e allo sviluppo della motricità, funzioni tipiche delle strutture scolastiche, che si affiancano a quelle più propriamente connesse alla pratica sportiva, come lo svolgimento di corsi specifici e di competizioni agonistiche.  Anche nei diffusissimi centri fitness, spesso organizzati in modo complesso per dare spazio a una vasta gamma di servizi, la palestra è sempre l’ambiente maggiormente frequentato e costituisce il fulcro dell’edificio.
Che si tratti di una scuola o di una struttura privata dove si pratica lo sport, tutte le attività che si svolgono in una palestra sono legate all’apprendimento e al benessere psicofisico della persone. Alla luce di ciò, assume grande importanza la qualità acustica dell’ambiente, la cui inadeguatezza ha ripercussioni negative immediatamente evidenti sull’efficacia degli insegnamenti, sulla salute dei fruitori e anche sul “gradimento” da parte del pubblico, con le conseguenze economiche che questo comporta. Una cattiva acustica significa, in primo luogo, perturbazione e compromissione della comunicazione verbale, definibile quantitativamente attraverso la misura della perdita di intelligibilità del parlato, cioè dell’abbassamento, più o meno sensibile, della percentuale di parole pronunciate dal parlatore. E’ facilmente intuibile quali possano essere le conseguenze di una perdita di efficienza della comunicazione verbale per l’apprendimento e, più in generale, per i rapporti tra insegnate e allievo. In una relazione del Laboratorio di Acustica dell’Istituto Elettrotecnico Nazionale Galileo Ferraris di Torino si riferisce che, in base a indagini fatte su allievi di scuole particolarmente penalizzate sotto il profilo acustico, è costante la presenza di percentuali anomale di allievi affetti da disturbi e ritardi nell’elaborazione del parlato, povertà del vocabolario utilizzato, tendenza alla disattenzione e all’isolamento, diminuzione della capacità di concentrazione e del livello di partecipazione alle attività comuni, tendenza ad abbandonare rapidamente i lavori giudicati difficili.
E’ chiaro che quanto sopra esposto vale in modo particolare per gli ambienti scolastici (aule, laboratori, refettori ecc.), ma chiama in causa anche le palestre, equiparabili ai locali adibiti alla didattica, dove per giunta le dimensioni e la configurazione geometrica dei locali peggiorano ulteriormente la situazione acustica.
In qualsiasi palestra l’attività potrà realizzarsi con il contributo attivo e continuo di ogni protagonista presente solo se il comunicare tra i presenti non scadrà in “urlare”, se la musica potrà rappresentare piacevole supporto alle azioni motorie (e non frastuono assordante) e, in definitiva, solo se il contesto nell’insieme solleciterà sensazioni piacevoli e tranquillizzanti in tutti i presenti, pur salvaguardando la dinamicità del particolare contesto educativo.
I fattori fisici che concorrono a pregiudicare la qualità acustica di un ambiente sono essenzialmente il tempo di riverberazione e il rumore di fondo esistente nel locale.

1. Il tempo di riverberazione
In ogni ambiente chiuso il suono che si ode è il risultato di una combinazione tra onde sonore che raggiungono l’ascoltatore per via diretta e onde sonore che pervengono per via riflessa, ovvero che si propagano dalla sorgente fino ad incidere sulle varie superfici rigide che delimitano l’ambiente da dove vengono riflesse, spesso più volte, prima di raggiungere l’ascoltatore. La grandezza che descrive questa caratteristica acustica degli ambienti chiusi, spesso definita erroneamente eco, è il tempo di riverberazione, ovvero il tempo durante il quale una certa quantità di energia continua a persistere all’interno di un ambiente chiuso dopo che il segnale sonoro è stato interrotto. Più tecnicamente, il tempo di riverberazione è il tempo necessario affinché in un ambiente il livello sonoro diminuisca di 60dB dopo che la sorgente ha smesso di produrre suono.
Nella normativa italiana i tempi di riverberazione ottimali, limitatamente agli ambienti scolastici, e i criteri per la loro valutazione, sono stabiliti da DPCM 5/12/1997 che richiama la Circolare del Ministero dei lavori Pubblici n. 3150 del 22/5/1967 e dal D.M. 18/12/1975. Oltre a questo, va però precisato, la letteratura scientifica indica altri criteri di definizione del TR ottimale, alcuni basati, ad esempio, sul volume di ogni singola aula e sulla frequenza.

2. Il rumore di fondo
E’ un fattore di inquinamento acustico purtroppo molto diffuso negli ambienti scolastici e in quelli dedicati alla didattica in generale. A ciò si aggiunga che un elevato rumore di fondo provoca solitamente un aggravamento degli effetti negativi associati ai problemi causati da una cattiva riverberazione.
Il rumore di fondo esistente in un’aula ha origine dal contesto sonoro nel quale essa è inserita, e a determinarne la presenza e il livello quindi possono concorrere numerose fonti. Solitamente le principali sono: le sorgenti di rumore esterne (il traffico stradale, aeronautico e ferroviario, gli impianti industriali, i cantieri stradali…), le sorgenti di rumore interne all’edificio (l’attività nei locali adiacenti, nei corridoi, il funzionamento degli impianti interni…) e le fonti di rumore interne all’ambiente stesso (il brusio dei presenti,  il rumore degli arredi e degli attrezzi, gli impianti di condizionamento…).
Tanto più elevato sarà il livello del rumore di fondo determinato da una o più di queste sorgenti sonore, tanto maggiore sarà per i fruitori, rispetto al segnale vocale dell’insegnante o dell’istruttore, l’effetto di mascheramento, ovvero di inibizione della capacità di distinguere un suono in presenza di un rumore con caratteristiche di livello e frequenza simili. Il docente cercherà di ovviare al disturbo alzando il volume di voce, ma con scarsi vantaggi per chi deve ascoltare e sensibili svantaggi, in termini di affaticamento, per se stesso.

I rimedi
I rimedi sotto il profilo tecnico non mancano. L’installazione di controsoffittature e rivestimenti murali fonoassorbenti, in grado cioè di attenuare opportunamente la riflessione delle onde sonore incidenti, è un tipo di intervento di correzione acustica ambientale largamente diffuso e collaudato da decenni, con il quale si può condurre il tempo di riverberazione a valori ottimali.
Anche per la protezione dalla rumorosità esterna non sono certo le soluzioni tecniche a difettare. A questo riguardo è importante ricordare il DPCM 5/12/97 sui Requisiti acustici passivi degli edifici, alla luce del quale è normale attendersi la progettazione e la realizzazione di edifici più protetti dal punto di vista acustico.

Tante acustiche in una: la struttura polifunzionale
E’ molto diffusa la soluzione della struttura polifunzionale, intesa come uno spazio idoneo a ospitare più attività, anche molto diverse fra loro.
Il primo caso tipico è quello dell’unico ambiente con più funzioni: simili, come nel caso della palestra scolastica utilizzata anche da società sportive esterne per corsi, allenamenti e gare; oppure molto diverse, come la palestra che all’occorrenza diventa sala conferenze, cinema, o teatro amatoriale con tanto di palco. In questo gruppo rientrano anche i centri ricreativi, molto in voga nei paesi medio-piccoli, comunali o parrocchiali, dove in un unico grande ambiente trovano posto i campi di bocce, l’angolo bar e la zona per giocare a carte.
Il secondo caso è invece quello della grande struttura caratterizzata da più ambienti con destinazioni differenti, come può essere un club o un centro benessere dotato di piscina, palestra, sauna, ristorante, bar, sala giochi e altro ancora disposti in locali generalmente separati.
La prima situazione è certo la più complessa da affrontare dal punto di vista acustico, ma può essere risolta con un intervento ben progettato di correzione che tenga conto non di un unico, ma di una pluralità di obiettivi da raggiungere con un’unica soluzione. La seconda richiederà invece uno studio locale per locale e interventi diversi a seconda delle esigenze.
Le considerazioni sopra esposte trovano giustificazione nel fatto che il tempo di riverbero ottimale dipende dalla destinazione d’uso dell’ambiente che si considera. Un esempio: per i locali destinati all’ascolto musicale, come le sale da concerto, è consigliabile un tempo di riverbero più grande rispetto a quelli destinati all’ascolto vocale, teatri e cinema. Lo stesso discorso vale se si paragonano un ristorante e una palestra, un piccolo bar e una grande piscina coperta.

Dal progetto al collaudo acustico
Un buon intervento di correzione acustica è sempre preceduto da una valutazione del “clima sonoro” esistente. Solo così si riesce a individuare le soluzioni più idonee, che spesso si rivelano meno complicate del previsto. E’ inutile rivestire un’intera parete di pannelli fonoaassorbenti se, utilizzando il materiale giusto, basta trattarne una porzione. Il fai da te non paga e se non si hanno le competenze è meglio rivolgersi a personale specializzato. Un buon consiglio è affidarsi a professionisti del settore, in grado di dare assistenza dal progetto alla realizzazione e di fornire garanzie di risultato dimostrabili con un collaudo in opera. Il pacchetto “chiavi in mano” è spesso la scelta più conveniente, ma solo se l’interlocutoire è un’azienda che si avvale di tecnici acustici qualificati e dispone dei materiali rispondenti a tutti gli standard tecnici e qualitativi richiesti, oltre che di posatori capaci. Un altro fattore da considerare è la disponibilità di chi fornisce i materiali a soddisfare le esigenze cromatiche ed estetiche del committente, anche le più fantasiose.
Anche le caratteristiche e la disposizione degli arredi influiscono sull’acustica interna. E’ unn altro argomento su cui non guasta il consiglio di un esperto.

Estetica e salute
Parlando di palestre, siamo purtroppo abituati alla vista di edifici più simili a capannoni industriali e grandi infermerie, soprattutto pareti bianche, che a spazi idonei a piacevoli esperienze senso-motorie e socio-relazionali tra le persone.
Il nostro suggerimento invita a vivacizzare le pareti degli ambienti con colori pieni di vita e, perché no, con disegni e rappresentazioni di immagini piacevoli. Possono inoltre essere previsti pannelli alle pareti idonei a ospitare anche in seguito rappresentazioni grafico-pittoriche. Numerosi studi scientifici hanno dimostrato l’influenza dei colori sulla psiche umana nelle diverse situazioni di vita. Un giusto progetto cromatico può prevedere l’impiego dei colori più adatti a ogni locale a seconda della destinazione d’uso. Trattandosi di ambienti aperti al pubblico, è imperativo l’utilizzo di materiali che siano, oltre che rispondenti alla normativa vigente in tema di reazione al fuoco, anche salubri, traspiranti, privi di emissioni nocive e resistenti alla polvere.

I materiali
La natura del materiale costituente la superficie di riflessione influenza le modalità e l’entità dell’assorbimento sonoro. Quanto più un materiale è impermeabile all’aria e rigido, tanto più si avvicina al comportamento di un riflettore perfetto. All’aumentare della porosità e della flessibilità del materiale aumenta invece la capacità assorbente.
L’assorbimento del suono può realizzarsi attraverso 3 distinti sistemi:
– posa di materiali porosi
– realizzazione di sistemi a membrana
– utilizzo di risuonatori
a)    Quando l’onda sonora incontra un materiale poroso, contenente capillari o vie libere al flusso d’aria, come per esempio pannelli di sughero e lana di ovatta vegetale e animale, penetra negli interstizi nei quali una parte dell’energia è dissipata per attrito nei pori e per vibrazione delle fibre costituenti. L’assorbimento è grande alle alte frequenze e piccolo alle basse frequenze.
b)    Quando un suono incide su di un materiale a tenuta d’aria, o a membrana, come per esempio un pannello di tela, si eccita la vibrazione della membrana e una parte dell’energia viene persa per attrito interno nel materiale. L’assorbimento, che mostra un picco alla frequenza di risonanza, non è troppo grande.
c)    Il suono incidente su un risuonatore, consistente in una cavità aperta, eccita l’aria a vibrare alla frequenza di risonanza e viene dissipata energia per attrito. L’assorbimento è molto grande solo alla frequenza di risonanza.
I pannelli in sughero biondo naturale supercompresso Kontro e SoKoVerd.C1 di CoVerd sfruttano le caratteristiche del materiale poroso, garantendo un ottimo assorbimento acustico alle frequenze più interessate dalle normali situazioni di vita. Kontro è studiato per la posa in telai metallici AlCover nella realizzazione di controsoffitti, ha uno spessore di 3 cm, smusso a gradino, una densità di 200/220kg/mc ed è disponibile nei formati 60x60cm e 30x60cm. SoKoVerd.C1 è adatto alle applicazioni in aderenza, a parete e a soffitto, mediante l’apposito ancorante cementizio PraKov.
Ma può essere applicato anche su telai metallici e in legno. I pannelli sono di 3/4/5 cm, dimensioni 100x50cm, 50x50cm, 100x25cm e densità 200/220kg/mc.
Kontro e SoKoVerd.C1 sono pannelli in agglomerato purissimo di sughero biondo prebollito, privo di qualsiasi legante artificiale.
L’amalgama dei granuli di sughero nella caratteristica struttura fibro-cellulare dei pannelli avviene mediante un trattamento “Air-Fire” che sfrutta le proprietà autocollanti della suberina, la resina stessa del sughero.
Si tratta di prodotti biologicamente puri.
Entrambi i pannelli sono disponibili pretinteggiati in una vastissima gamma di colori che consente anche le più originali combinazioni cromatiche.
Per quanto riguarda la reazione al fuoco, SoKoVerd.C1 e Kontro sono entrambi in Classe 1 con omologazione del Ministero degli Interni.
Durante le prove sperimentali eseguite con il materiale sottoposto a fiamma posato sia in orizzontale sia in verticale si è rilevata l’assenza di gocciolamento, tempi di post-combustione e post-incandescenza di zero secondi e un’estensione della zona danneggiata di 39mm rispetto ai 150mm tollerati dalla Classe 1.

Michele Ciceri