Ambienti Esterni

Rumore, rumore, rumore.

Sempre più spesso questa parola è l’oggetto di giustificata preoccupazione non solo da parte di tecnici e studiosi, ma anche di cittadini minacciati da un’avanzata di decibel che non risparmia più nemmeno i paesi della provincia.

Il fenomeno rumore, tutti concordano, si colloca tra le turbative dell’equilibrio ecologico, è un fattore di insalubrità mentale e dunque rappresenta una minaccia per la salute dell’uomo.  Ma che cos’è l’inquinamento acustico? La legge 26 ottobre 1995, n. 447, la prima Legge-Quadro sul rumore varata in Italia, lo definisce “l’introduzione di rumore nell’ambiente abitativo o nell’ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo e alle attività umane, pericolo per la salute umana, deterioramento degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti, dell’ambiente abitativo o dell’ambiente esterno o tale da interferire con le legittime fruizioni degli ambienti stessi”. Resta comunque difficile definire in maniera univoca la soglia di fastidio o disturbo, dato che tali concetti sono inevitabilmente legati a fattori soggettivi. Emblematico è l’esempio dei concerti di musica rock: godimento puro per alcuni, rumore insopportabile per altri. Al concetto di fastidio o disturbo, andrebbe probabilmente affiancato quello di “ineluttabilità” del fenomeno: esplicitando, se il soggetto disturbato ha la possibilità di intervenire sottraendosi al fenomeno sonoro, ad esempio “spegnendo la sorgente”, allora non si può parlare di inquinamento acustico. In caso contrario, sì. Di certo l’inquinamento acustico incide negativamente sulla qualità della vita e, come dimostrano numerose ricerche in materia, è causa di insonnia, riduzione della concentrazione, difficoltà della comunicazione e anche di problemi all’apparato cardiocircolatorio, digerente e respiratorio. Non solo dell’uomo: studi di psicoacustica sulle relazioni fisiche e psico-biologiche tra esseri viventi e mondo del suono hanno infatti evidenziato che l’esposizione al rumore influisce sulle attività organiche e ghiandolari, con ripercussioni a livello ormonale anche sugli animali, domestici e da allevamento. L’inquinamento sonoro è, a tutti gli effetti, un danno ambientale simile a quello atmosferico, in quanto aggredisce direttamente il bene-salute. Ciò lo rende più grave e più insidioso, se ci pensiamo, dell’inquinamento dell’acqua o del suolo, che invece arreca danni solo se l’acqua e i prodotti della terra vengono utilizzati per l’alimentazione. Dunque il rumore è una minaccia per la salute, cioè per quel diritto soggettivo, primario, assoluto, inviolabile e non disponibile che la Carta Costituzionale (art. 32) definisce fondamentale per l’individuo e di interesse per la collettività. Proprio l’aspetto “collettivo” del problema non può che chiamare in causa la Pubblica Amministrazione che è chiamata a svolgere una funzione di regolamentazione preventiva delle sorgenti sonore, pianificando e razionalizzando l’uso del territorio nell’ottica di una maggiore tutela acustica dei propri cittadini e nel contempo di tutelare le esigenze delle attività commerciali, produttive e ricreative presenti sul territorio.  Lo strumento principe per la tutela acustica è quello di dotarsi di un adeguato piano di zonizzazione acustica del territorio, con relativi regolamenti di attuazione: purtroppo sono ancora molte le amministrazioni comunali prive di questo essenziale strumento urbanistico, altre ancora fanno riferimento a zonizzazioni incoerenti o superate, pertanto inadeguate.